UN FENOMENO CHIAMATO BUBBLE TEA

L’azienda ravennate Seng Corporation è diventata un player di riferimento nella distribuzione nazionale
Montefiori: «Il consumo è esploso e continuerà a crescere»

 

Occhio al bubble tea. Arrivate in Italia quasi in sordina, le perle “esplosive” col passare del tempo si sono ricavate sempre di più un loro spazio e oggi, che sono divenute la bevanda simbolo dei giovani, in Italia si sono già accaparrate una fetta di mercato da 30 milioni di euro. Pietro Montefiori, presidente della Seng Corporation, player di rilievo nel mondo della distribuzione del bubble tea grazie al suo marchio “Master Bools”, non ha dubbi: «il consumo continuerà a crescere. Quando abbiamo cominciato il mercato era praticamente a zero, ora invece l’interesse è salito a tal punto che viaggiamo su una media di 30 ordini al giorno».

Ad aver catalizzato l’attenzione sono stati i colori, i gusti e soprattutto la capacità del bubble tea di essersi imposto come un’alternativa del tutto inaspettata al palato dei consumatori. La Seng, attenta a esplorare sempre nuovi orizzonti del sapore, ha concentrato una parte del proprio business solo su questa bevanda, con una qualità che le ha consentito di ricevere la fiducia di clienti come Mirabilandia, La Piadineria e di essere entrata nei menù di decine di gelaterie. «Per i distributori che volessero inserire Master Bools nel loro catalogo – spiega Montefiori –, come Seng abbiamo una proposta di 4 pacchetti, a cui affianchiamo i nostri servizi personalizzati».

Non bisogna poi dimenticare le creme spalmabili, altro grande fiore all’occhiello della Seng. «La nostra gamma di creme e marmellate – chiarisce Montefiori – è in costante espansione, così da garantire alle attività una scelta di gusti sempre nuovi. E sono tutte 100% gluten free».

 

Fonte: DH - Distribuzione Horeca

Il fenomeno delle Bubble Tea. Da Instagram alle gelaterie, un business anche romagnolo.

Oggi valgono qualcosa come 2,7 miliardi di dollari nel mondo. In Italia il mercato è stimato attorno ai 30 milioni di euro, con prospettive di arrivare a 90 entro il 2027

 

La crescita esponenziale nel consumo di Bubble Tea sta diventando un vero e proprio caso economico. Un fenomeno che, partito dalla Cina, ha invaso prima l’America e ora anche l’Europa e l’Italia, diventando ben presto la bevanda simbolo delle generazioni più giovani. Il concetto è semplice, perché si tratta di sciroppi con gusti vari, all’interno dei quali vengono inserite perle di tapioca o sfere gelatinose ripiene di succo di frutta. Il tutto racchiuso dentro bicchieroni trasparenti, da cui fuoriescono le cannucce. Secondo l’advisor italiano Growth Capital, che per primo ha deciso di investire risorse per effettuare un’analisi di mercato sul prodotto, oggi le bubble tea valgono qualcosa come 2,7 miliardi di dollari nel mondo e nel 2027, secondo le prospettive, potrebbero arrivare a fatturare ben 4 miliardi. Taiwan, il paese dove tutto è nato, e il Vietnam sono ancora oggi i due mercati di riferimento per il prodotto, magli Stati Uniti hanno già raggiunto il secondo posto, con una diffusione che si sta estendendo a macchia d’olio.

 

I numeri

Sempre secondo Growth Capital, oggi il mercato italiano delle bubble è stimato attorno ai 30 milioni di euro, con prospettive di arrivare a 90 milioni entro il 2027. In totale sono stati già mappati 156 “bubble tea bar” sparsi lungo tutto lo stivale e, dati i tassi di crescita del fenomeno, nei prossimi due anni se ne dovrebbero aggiungere altrettanti. Ma c’è di più. Al Sigep di Rimini, che si è tenuto a metà marzo, le “boba” (come vengono comunemente chiamate) sono state uno dei prodotti di maggiore novità, catalizzando l’attenzione degli addetti ai lavori. E a Milano Frankly – fondata dall’ex Boston consulting group Franco Borgonovo – viaggia già su un milione di clienti all’anno. A Ravenna, ormai da qualche anno, c’è un imprenditore che sulle Bubble Tea ha deciso di investire parecchio. Pietro Montefiori e la “sua” Seng il business nel mondo dell’horeca lo hanno iniziato con il ginseng nel 2006. Poi nel 2017 è arrivata la scoperta delle sfere di tapioca e la decisione d e l l’imprenditore romagnolo di diversificare il proprio business, aprendosi alle bubble con il suo marchio “Master Bools”.

 

Romagna

«Gli inizi– racconta Montefiori – sono stati un po’ lenti. Il mercato era praticamente a zero e quello che abbiamo dovuto fare è stato più che altro un lavoro di impostazione. Oggi, con l’interesse mostrato dai grandi gruppi, la crescita è invece esponenziale. Abbiamo una trentina di ordini al giorno, siamo presenti col nostro marchio dentro Mirabilandia e le potenzialità di sviluppo sono molto interessanti». Parlando di territori, l’Italia si mostra come sempre un po’ a pezzi. «In Lombardia –spiega il presidente di Seng –dove le bubble si sono affacciate per la prima volta in Italia, oggi stiamo lavorando molto bene. La Romagna sta crescendo, con un avvicinamento sempre più intenso da parte, in particolare, delle gelaterie, dove credo che ci sarà lo sviluppo maggiore da qui ai prossimi anni». L’arma vincente del Bubble Tea, secondo l’imprenditore romagnolo, «è che gira specialmente tra i giovani, quindi la sua crescita è molto più rapida, poiché il veicolo principale di comunicazione è Instagram». Montefiori, grazie anche al sostegno del consorzio RomagnaTech, sullo sviluppo del prodotto è riuscito tra l’altro a coinvolgere persino l’Università di Bologna, dove a maggio ha lanciato una sfida a sessanta studenti del corso di laurea triennale in Design del prodotto industriale, chiedendo loro di progettare una vending machine per le Bubble Tea e un’app per l’interazione con la macchina, finalizzata a favorire e promuovere nuove modalità di consumo.

 

 

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Il Bubble Tea sbarca in Ateneo A caccia di progetti con gli studenti

L’azienda ravennate Seng Corporation coinvolge gli universitari del corso di design

 

Lavorare allo sviluppo di una vending machine per le Bubble Tea e di un’app per l’interazione con la macchina, finalizzata a favorire e promuovere nuove modalità di consumo. Due progetti, due sfide innovative per il food di domani che sono state lanciate a 60 studenti del corso di laurea triennale in Design del prodotto industriale dell’Università di Bologna. A lanciare la sfida, lunedì scorso, è stata la ravennate Seng Corporation, con il sostengo del consorzio RomagnaTech. Lo scopo era esplorare un mercato innovativo: quello delle Bubble, su cui Seng sta investendo imponenti risorse.

Ma non ci può essere innovazione senza un tocco di creatività giovanile. Per questo l’azienda ha scelto di puntare sugli universitari, realizzando un workshop tutto a tema Bubble Tea. Nel corso della prima giornata di lavoro, i ragazzi hanno assaggiato il prodotto e approfondito studi e ricerche con il presidente e fondatore di Seng, Pietro Montefiori, e il professore del corso e membro di RomagnaTech, Massimiliano Fantini.

Mercoledì, dopo tre intense giornate di lavoro, si è tenuta la presentazione dei progetti da parte dei 15 gruppi partecipanti. Tante e differenti sono state le idee innovative e colorate espresse dai ragazzi, per una giornata stimolante, fatta di scambi di opinioni e di idee su quella che viene definita la bevanda simbolo della “generazione manga”. Nate a Taiwan negli anni ’80, le Bubble Tea sono l’ultima moda beverage di New York, ma si stanno diffondendo rapidamente in tutta Italia. E anche a Ravenna hanno trovato spazio, oltre che con la Seng, con un bar dedicato in via Corrado Ricci. Quella che era nata come una curiosità, comincia quindi a prendere piede stabilmente. «I giovani sono il nostro futuro. Solo da loro si può conoscere le direzioni in cui andrà il mondo» sono le parole del romagnolo Pietro Montefiori, che ha fondato Seng nel 2006, iniziando per primo a importare il caffè al Ginseng in Italia. «Abbiamo accolto con piacere l’invito dell’università in quanto pensiamo che la vera visione futura parta proprio da lì. È il cuore pulsante della nuova economia, ci aiuterà a capire tutta l’evoluzione del sistema». «Tra l’Università di Bologna e RomagnaTech esiste una convenzione quadro per forme di collaborazione finalizzate ad attività di formazione per integrare l’offerta formativa con esperienze e casi di studio provenienti dal mercato del lavoro – spiega l’ingegnere Massimiliano Fantini di Romagna Tech –. In questo contesto di collaborazione è nata l’idea di proporre agli studenti del workshop le sfide lanciate dall’azienda Seng, con cui collaboriamo per supportare processi di innovazione. L’obiettivo è stato quello di offrire agli studenti l’opportunità di cimentarsi con un reale processo di innovazione in cui portare i propri spunti creativi e propositivi». Tra l’altro la sfida ravennate si inserisce in un progetto più ampio, perché l’Ateneo sta lavorando con il corso di studi ad una rielaborazione di Beirut in ottica food, di cui il lavoro fatto sulle Bubble potrebbe diventarne parte integrante.

 

 

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